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Barocco in Canavese

Barocco in Canavese
Constanzo Michella il Notaio-Architetto Un’analisi dettagliata di Storia dell’Architettura su Costanzo Michella di Agliè il più geniale architetto del barocco in Canavese, allievo di juvarra.

Scheda Libro

60,00 €

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"Riportare i libri di storia sul tavolo dell'architetto": le motivazioni e gli obiettivi culturali di una generazione di architetti si riassumono in questa parola d'ordine, lanciata da Paolo Portoghesi, che contrapponendosi al dilagare delle tipologie, di uno styling buono per tutte le stagioni e tutti i luoghi, avrebbe restituito all'esperienza italiana - almeno per qualche decennio - vivacità, peculiarità, impegno nel progetto d'architettura. Ma anche prima di ciò, il tema del rapporto con i siti e le radici storiche già trovava in qualche singolo insegnamento della Facoltà torinese quell'ipotesi, che alimentava il mutuo scambio di saperi tra la storia - e in particolare proprio di quel Settecento che Franco Paglia indaga in questo suo saggio - e il metodo del progetto (in ciò forse si possono riconoscere in tutta una generazione di architetti - quella cui apparteniamo lui e io - attenzioni condivise, se si vuole una "scuola").
Reciprocamente, vale l'ipotesi che sul suo tavolo l'architetto possa disporre, oltre ai libri di storia, anche una risma di carta (o alterni sul suo computer Autocad e Word), per scrivere egli stesso di storia dell'architettura, in modo del tutto peculiare e illuminante, in quanto sa ritrovare nella sua pratica professionale le testimonianze disperse, non tanto per puntualizzarle, quanto piuttosto per riconnetterle attraverso quell'intuizione ed empatia, che fanno sì che la figura dell'antico artista si restituisca (per quanto può: non il ritratto, non gli strumenti, non le letture) come quella di un collega, attraverso l'affinità di esperienze idealmente condivise dal tempo e attraverso circostanze così differenti.
E' quello che è capitato a Franco Paglia; che si è imbattuto - quasi di persona... - nel misterioso notaio architetto andando per tetti e campanili, nell'impegno di conservarne amorevolmente le opere, riscoprendo man mano negli archivi parrocchiali, comunali, tra le quotidianità esasperanti di un qualche "antico guaio notarile", il fiorire dell'ideazione, dell'''estro'' come dice giustamente Franco, con una di quelle parole da cui si tende troppo spesso a prendere le distanze, ma che pare bene attagliarsi a quella felice "scarabattoleria d'ebanista fantastico", nella quale Michella risolve, serenamente, i suoi sublimi riferimenti ideali a Borromini (ma dove, quando, come esperiti?) e a Guarini, e che - pur nella frammentarietà delle notizie - era stata segnalata con lode da studiosi non soltanto piemontesi, quali Brinckmann e Pommer. Un "estro" ad un tempo - e come proprio al suo tempo - insieme "armonico" e geometrico, che induce a ipotizzare, in quel ritratto dell'architetto (che non abbiamo) la certa presenza del compasso, come solo emblema convenzionale, e in questo caso proprio il compasso, piuttosto che il puntefisse della tradizione iconografica.
Certo, c'è stato tra Paglia e il maestro settecentesco un reciproco scambio di favori: Constanzo Michella ha rivelato a lui disegni e documenti inediti (che però hanno richiesto tutto il suo assiduo lavoro di ricerca, decifrazione, ricostruzione ideale sulla scorta dell'esperienza professionale: si vedano non soltanto la ricostruzione ideale del castello di Barone, ma anche la scoperta del dispositivo di sostegno della croce di ferro sul campanile di Santa Marta), ma al tempo stesso gli deve, oltre all'esatta lezione del nome, la maggior conoscenza e il maggior apprezzamento per la singolarità della sua arte e della sua storia, che discendono da questo importante contributo. Entrambe si delineano nettamente nella concretezza delle circostanze, nella competenza nel mestiere; di là da ogni sublimazione del mito del Barocco, nella realtà operosa di quel Terzo Stato - sindaci, notai, avvocati, prevosti, medici, "ingenieri" e capimastri (già vi si ravvisa "l'inclito collegio / politico locale") - cui gli ormai distanti (ma non sempre; talvolta mecenati, talvolta ingombranti) feudatari commendavano attraverso i Podestà l'amministrazione locale e che organizzava il welfare della gente attraverso le Confraternite. E proprio in questa borghesia di campagna si radicano origini e fortune dell'architettura di Michella; la sua autenticità e attualità, quali si evincono dalle pagine di questo libro.
Che più, di là dal riscontro delle sue opere, come puntuale definizione di un apprezzamento fino ad oggi fondato più su suggestioni e ipotesi che sulle rivelazioni dei loro sparsi documenti? dall'implicita sollecitazione a trarne diverse considerazioni, sulle invarianze e sulle mutazioni del mestiere; dalla considerazione di come l'architettura possa infine essere parimenti suscitata dalla vittoria del Duca sul Re di Francia e dalla remissione della morì delle mucche, "serto pecude"? dal suo adoperarsi perchè le comunità sue committenti potessero reperire i mezzi economici per attuare i progetti, senza peraltro con un condivisibile tratto d'orgoglio - permettere che ad altri più noti, architetti Regi o men che mai il suo griffato concorrente Vittone, fosse consentito giudicarli; oppure, con un altro tratto condivisibile da grande professionista - per esempio, Antonelli, ma anche Guarini, che non aveva esitato a dichiarare come il tener fede ai preventivi fosse più da buon cristiano che da buon architetto - lasciare i committenti all'oscuro dei definitivi obiettivi del suo progetto in progress, per non precludere i possibili sviluppi dell'opera attraverso il confronto con le fortune del cantiere?
Cosa vi è di estraneo all'architettura, considerata secondo l'arte, i costumi e le leggi? L'avrebbe dichiarato cinquant'anni più tardi Ledoux; l'autenticità e l'attualità dell'opera e della professionalità di Michella sono delineate a tutto tondo da questo prezioso studio di Paglia, che meritoriamente il Lions Club ha voluto presentare tanto all'apprezzamento degli studiosi, quanto a quello, ben motivato, dei Canavesani per il proprio patrimonio culturale ed altrettanto per l'esemplarità delle storie dei loro avi.

Luciano Re

  • ISBN 88-86539-06-2
  • Edizione Edizioni Nautilus, 2002
  • Dimensioni 31 x 25 cm
  • Autore/i Franco Paglia
  • Anno 2002
  • Pagine 288
  • Rilegatura Cartonata